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L'Arte oratoria

Il public speaking come non lo hai mai conosciuto

Chi si trova a dover parlare in pubblico, che sia per una lezione o per la presentazione di qualche evento, sa bene quanto sia difficile convivere con l’emozione e il nervosismo che accompagnano i minuti prima dell’intervento e spesso anche l’intervento stesso.

Ma c’è una buona notizia: il public speaking è un’arte che si può imparare e perfezionare per diventare degli oratori di tutto rispetto! Ne abbiamo parlato con Enzo Passaro, formatore ed esperto di public speaking e neurolinguistica - o come ama definirsi lui stesso “artigiano della parola” - che recentemente ha scritto un e-book, edito da Zandegù, dal titolo “Easy Public Speaking”.

Cos’è il public speaking e perché è così importante conoscere le basi di questa disciplina?

Il public speaking è una delle competenze più antiche con cui ci siamo, di fatto, evoluti. La necessità di comunicare e di farlo soprattutto in maniera chiara ed efficace, risale alla notte dei tempi! Pensa che anche nel mondo animale ci sono casi di public speaking, perché esiste anche per loro la necessità di comunicare all’interno di un gruppo, di far sentire la propria voce. È una disciplina forse sottovalutata, ma che si rivela invece particolarmente importante perché permette alla persona di prendere confidenza con il proprio bagaglio espressivo e, se coltivata fin da piccoli, aumenta il livello di consapevolezza di sé.


Ti occupi anche di neurolinguistica. Quanto quest’ultima ha a che fare con la disciplina del public speaking?

Ogni volta che noi usiamo un linguaggio rivolgendoci agli altri o, viceversa, sono gli altri a rivolgersi a noi con determinate parole, nel nostro cervello si attivano dei circuiti specifici che scatenano emozioni o vere e proprie azioni. Un esempio su tutti potrebbe essere quello delle call to action, che usano parole molto precise per farci compiere esattamente quell’azione. Ecco, la responsabilità in capo a chi parla in pubblico è quella di conoscere come e con quali linguaggi questi circuiti vengono attivati in modo da rendere più efficiente il proprio discorso, la propria lezione o presentazione.
In questo senso la neurolinguistica ci aiuta a trovare le sequenze linguistiche (che in gergo tecnico si chiamano sintagmi) più efficaci per coinvolgere il pubblico coerentemente con i nostri obiettivi.

Chi si occupa di comunicazione sa quanto sia importante modulare il linguaggio in base al pubblico a cui è rivolto. Quanto in questo caso la PNL (Programmazione Neuro Linguistica) può aiutarci a trovare le parole corrette per il nostro target?

La PNL ci aiuta innanzitutto a prendere confidenza con i nostri stati d’animo, con le strategie attraverso cui ci relazioniamo con gli altri e con i meccanismi che fanno funzionare il nostro cervello. Quando arriviamo ad un certo grado di confidenza con questa disciplina, usciamo dalla zona di comfort e cominciamo a metterci in gioco; ed è proprio qui che abbiamo l’opportunità di scoprire i linguaggi di chi abbiamo di fronte e collegarci con quelle frequenze, trovando parole che ci permettono automaticamente di entrare in sintonia (il termine tecnico sarebbe “rapport”) con quella persona o con quella platea.

Sulla PNL però è necessaria una precisazione: dobbiamo ricordarci che non è una scienza esatta, ma un insieme di tecniche di comunicazione ideato in California negli anni settanta del XX secolo da Richard Bandler e John Grinder che, avendone verificata l’efficacia, le hanno sistematizzate in modo che potessero essere utilizzate per raggiungere specifici obiettivi nella vita.

Ma è proprio vero che donne e uomini necessitano di linguaggi diversi?

Possiamo dire che è vero che donne e uomini partono dallo stesso numero di neuroni disponibili nella scatola cranica, ma con un utilizzo degli stessi abbastanza diverso. Una grande differenza risiede soprattutto nell’area demandata alle emozioni e alle relazioni - dove le donne hanno decisamente una marcia in più - e nell’area del pragmatismo, più votata alla concretezza e al raggiungimento dell’obiettivo, caratteristica peculiare del linguaggio degli uomini.
Di conseguenza di fronte ad una platea prevalentemente femminile è meglio utilizzare uno stile linguistico che si riferisce all’accoglienza, allo storytelling e alla stimolazione di sensazioni piacevoli, mentre con gli uomini è preferibile avvalersi di uno stile pragmatico, capace di stimolare i circuiti di gratificazione dove prevale la necessità di avere forti scariche di dopamina.

Ci dai 5 consigli per iniziare ad essere più convincenti quando parliamo in pubblico?

1. Vestiti in modo coerente con il contesto 


È vero che ci hanno insegnato fin da piccoli che l’abito non fa il monaco, ma è anche vero che il monaco si veste in base al convento in cui sta. Questo per dire che anche il nostro modo di vestire fa parte dei nostri linguaggi e che ogni contesto richiede abiti specifici. Per fare un esempio, andresti mai in montagna in abito da sera e tacchi a spillo o in giacca e cravatta?

2. Impara a tenere i piedi fermi


E quando li hai fermi, fai in modo che siano anche simmetrici e leggermente distanziati, in modo da evitare dondolio e posture strane. Una posizione ferma e centrata, priva di movimenti ondeggianti, rassicura la platea scongiurando lo sconveniente effetto ipnotico che potrebbe distrarre il vostro pubblico da quello che veramente conta: le parole!

3. Parti con le mani in vista e ferme in posizione neutra


Ricordati che puoi muoverle (lentamente!), ma devi fare in modo che seguano il senso delle parole che stai esprimendo; la comunicazione non verbale - di cui il linguaggio del corpo è un caposaldo - deve essere coerente con quella verbale perché funzionino bene.

4. Evita di usare le “parole killer” 


Le parole killer sono quelle che denotano mancanza di assertività e fanno sì che il tuo pubblico ti percepisca come poco convincente. Tra queste troviamo: spero, credo, dubito, non ho tempo, non posso, non riesco. Lo so, sono parole che usi spesso e che sono legate nella maggior parte dei casi ai nostri retaggi educativi dell’infanzia.
“Spero che questa intervista ti sia piaciuta” diventa molto più efficace se trasformato in “Sono sicuro che dopo aver letto questa intervista, ti sentirai più consapevole e preparato in materia di public speaking”. La senti l’energia?

5. Fai domande


Soprattutto quando perdiamo il filo del discorso o abbiamo un momento di incertezza, fare domande ci aiuta a riallinearci con le emozioni della platea riprendere con slancio da dove eravamo rimasti. Dobbiamo sempre ricordare che il public speaking prevede che ci sia qualcuno che parla e qualcuno che ascolta, quindi l’interazione è parte fondamentale del tuo intervento (dove con comunicazione intendo anche quella non verbale del pubblico).

Chiudo questi cinque consigli con un antico proverbio persiano: “Il pubblico migliora il discorso dell’oratore”, quindi - aggiungo io - abbi cura delle parole e dei modi che scegli per la tua platea.

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